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La Psicologia dietro agli Squishy

 

La psicologia degli "Squishy": come la stimolazione sensoriale aiuta a regolare lo stress

Nella pratica clinica e nella vita quotidiana cerchiamo costantemente strategie per gestire l'ansia e lo stress. Spesso, la risposta più efficace non passa attraverso una complessa elaborazione cognitiva, ma attraverso il corpo. È in questo scenario che si inserisce il successo globale degli squishy: oggetti morbidi, colorati e deformabili che hanno conquistato le scrivanie di adulti e adolescenti.

Ma perché questi oggetti esercitano un effetto così profondo e rilassante sulla nostra mente?

Lungi dall'essere un semplice trend infantile, gli squishy rappresentano un eccellente esempio di come la stimolazione sensoriale possa supportare la regolazione emotiva. Vediamo i principali meccanismi psicologici e neurobiologici coinvolti.

1. La propriocezione e il rilassamento muscolare progressivo

Quando proviamo ansia, il nostro sistema nervoso simpatico si attiva, preparando il corpo alla risposta di "attacco o fuga" attraverso la tensione muscolare. Molte persone accumulano questa energia cinetica nelle mani e nelle spalle, manifestandola con piccoli tic o movimenti ripetitivi (fidgeting).

Stringere uno squishy agisce su un principio simile a quello della tecnica di rilassamento muscolare progressivo di Jacobson:

• Il gesto richiede una contrazione muscolare volontaria e intensa della mano.

• Il successivo rilascio invia un feedback propriocettivo immediato al cervello.

• Questo contrasto segnala al sistema nervoso che la minaccia è passata, favorendo l'attivazione del sistema parasimpatico e una conseguente riduzione dei livelli di cortisolo.

2. L'effetto "Slow-Rising" e la gratificazione visiva

La particolarità degli squishy risiede nella schiuma poliuretanica a memoria di forma, che permette all'oggetto di ritornare alla sua condizione iniziale in modo estremamente lento (slow-rising).

Dal punto di vista della psicologia della percezione, questo fenomeno offre una profonda soddisfazione visiva. Il cervello umano è biologicamente programmato per cercare l'ordine e la simmetria. Osservare un oggetto che riprende lentamente e autonomamente la sua forma originaria genera un senso di controllo e di "ripristino della normalità", attivando le aree cerebrali legate al piacere e alla gratificazione, in modo speculare a quanto avviene con i fenomeni di ASMR.

3. Cute Aggression: regolare il sovraccarico emotivo

Molti squishy presentano forme antropomorfe o tratti tipici dello stile kawaii (grandi occhi, forme arrotondate). La visione di stimoli così spiccatamente "carini" può innescare un fenomeno neuropsicologico noto come Cute Aggression (aggressione da tenerezza).

Di fronte a un'emozione positiva eccessivamente intensa, il cervello sperimenta una sorta di temporaneo sovraccarico. Per ripristinare l'omeostasi emotiva, il sistema nervoso produce una reazione opposta di natura pseudo-aggressiva (l'impulso innocuo di stringere o "stritolare"). Lo squishy funge da perfetto mediatore terapeutico, offrendo una valvola di sfogo fisica a questo cortocircuito emotivo, senza alcuna conseguenza negativa.

4. Ancoraggio somatico e focus cognitivo

In un'epoca caratterizzata da un costante sovraccarico di stimoli digitali, la nostra attenzione tende alla frammentazione. Occupare le mani con un compito motorio passivo e ripetitivo non distrae, ma funge da ancora somatica.

Mentre i processi cognitivi superiori sono impegnati nello studio, nel lavoro o nell'ascolto attivo, il micro-movimento ripetitivo assorbe la quota di attenzione "fluttuante" che altrimenti verrebbe intercettata da pensieri intrusivi o distrazioni ambientali. È il medesimo principio per cui gli strumenti di fidgeting vengono integrati nei protocolli di supporto per l'ADHD o la gestione dell'iperattività.


Considerazioni cliniche

Gli squishy non sostituiscono, ovviamente, un percorso di psicoterapia o l'apprendimento di strategie strutturate di coping. Rappresentano tuttavia uno strumento di grounding (radicamento) accessibile e immediato. Ci ricordano che, nei momenti in cui la mente è troppo affollata, ritornare alla concretezza del corpo e del tatto è spesso il primo, fondamentale passo verso l'autoregolazione e il benessere emotivo.


Dottoressa Veronica Turchetta 

Psicologa 

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