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Notizie e Novità...

Il lutto invisibile dello psicologo

  Quando il terapeuta resta in silenzio: il lutto invisibile dello psicologo Chi entra nello studio di uno psicologo porta con sé emozioni, paure, speranze e frammenti della propria storia. Seduta dopo seduta, si costruisce una relazione unica: professionale, certo, ma profondamente umana. Per questo motivo, quando un paziente muore, non si interrompe semplicemente un percorso terapeutico. Si spegne una voce, si chiude una storia, si perde una presenza che, nel tempo, aveva trovato uno spazio significativo anche nella vita del professionista. Del lutto dei familiari si parla molto, ed è giusto che sia così. Del lutto dello psicologo, invece, si parla ancora troppo poco. Eppure, chi svolge questa professione conosce bene quella sensazione particolare che segue la notizia della morte di un paziente: il silenzio che riempie lo studio, la poltrona che rimarrà vuota, l'orario in agenda che improvvisamente non avrà più un volto. Lo psicologo non vive quel dolore come un familiare o ...
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Il Caldo ci mette a dura prova...

  Quando il caldo mette alla prova la mente: come le temperature estreme influenzano l’umore e le emozioni  Quando pensiamo agli effetti del caldo intenso, immaginiamo soprattutto conseguenze fisiche: stanchezza, disidratazione, difficoltà a dormire, spossatezza. Tuttavia, le temperature estreme possono avere un impatto significativo anche sul nostro equilibrio psicologico, modificando il modo in cui percepiamo gli eventi, gestiamo le emozioni e affrontiamo la quotidianità. Il caldo non agisce soltanto sul corpo: coinvolge anche il cervello e i delicati meccanismi che regolano l’umore. Il legame tra temperatura ed emozioni Il nostro organismo è costantemente impegnato nel mantenere una temperatura interna stabile. Durante periodi di caldo intenso, questo equilibrio richiede un maggiore dispendio di energie: il corpo lavora di più e può comparire una sensazione di affaticamento generale. Questa condizione può riflettersi sulla sfera emotiva, favorendo: maggiore irritabili...

La perdita dello Psicologo

Il lutto dello psicologo: quando anche chi accompagna attraversa la perdita Nel lavoro clinico esistono esperienze che non trovano facilmente spazio nei manuali, ma che fanno profondamente parte della professione. Una di queste è il lutto dello psicologo. Quando un paziente muore, soprattutto dopo un lungo percorso terapeutico o durante un accompagnamento nel fine vita, lo psicologo non perde semplicemente una persona che seguiva professionalmente. Si interrompe una relazione terapeutica costruita nel tempo, fatta di fiducia, di sofferenze condivise, di silenzi, di speranze e di cambiamenti. La relazione terapeutica non è un'amicizia né un legame familiare, ma è una relazione autentica, fondata sull'ascolto, sulla presenza e sulla responsabilità professionale. Per questo motivo la morte di un paziente può generare emozioni intense: tristezza, senso di vuoto, impotenza, commozione e, talvolta, anche interrogativi sul proprio operato. Nella letteratura scientifica si parla sempre...

Accompagnare fino alla fine...

Quando la cura non può guarire: il valore della presenza nel fine vita Viviamo in una società che associa la cura alla guarigione, il successo al recupero e la medicina alla vittoria sulla malattia. Eppure esiste un momento in cui guarire non è più possibile, ma prendersi cura continua a esserlo. È il tempo del fine vita. Parlare di morte è ancora oggi difficile. La si evita, la si rimanda, la si circonda di silenzi. Eppure è proprio quando la vita si avvicina al suo termine che emergono con maggiore forza i bisogni più autentici dell'essere umano: essere ascoltati, riconosciuti, rispettati, amati e non sentirsi soli. In questo spazio trova posto anche la psicologia. Il sostegno psicologico nel fine vita non ha l'obiettivo di eliminare la sofferenza o di convincere la persona ad affrontare la malattia con un atteggiamento "positivo". Il suo compito è molto più profondo: offrire uno spazio sicuro in cui ogni emozione possa esistere. La paura, la rabbia, il senso di ing...

Prima di tutto c'è il Bisogno di essere Capiti..

Prima ancora di avere bisogno di consigli, soluzioni o spiegazioni, ogni essere umano ha bisogno di sentirsi compreso. Essere compresi significa percepire che qualcuno riesce a vedere ciò che stiamo vivendo senza giudicarlo, senza minimizzarlo e senza cercare immediatamente di cambiarlo. Significa sentirsi accolti nelle proprie emozioni, anche quando sono confuse, intense o difficili da raccontare. Molte sofferenze non nascono soltanto dagli eventi che affrontiamo, ma dalla sensazione di doverli attraversare da soli. Quando una persona non si sente capita, può iniziare a chiudersi, a dubitare di sé stessa e persino a pensare che ciò che prova non abbia valore. Al contrario, quando troviamo uno spazio in cui le nostre emozioni vengono ascoltate e riconosciute, accade qualcosa di importante: il peso che portiamo non scompare magicamente, ma diventa più sostenibile. Sentirsi compresi restituisce dignità al proprio vissuto e permette di guardare alle proprie difficoltà con maggiore chiarez...

Famiglia Disfunzionale

La famiglia disfunzionale: dinamiche, impatti e possibilità di cambiamento La famiglia rappresenta il primo contesto relazionale in cui l’individuo costruisce la propria identità emotiva, cognitiva e sociale. Quando questo ambiente è caratterizzato da dinamiche sane, offre protezione, regolazione emotiva e sicurezza. Tuttavia, non tutte le famiglie riescono a svolgere questa funzione in modo adeguato: in questi casi si parla di famiglia disfunzionale. Che cos’è una famiglia disfunzionale Una famiglia disfunzionale non è semplicemente una famiglia “con problemi” — ogni sistema familiare attraversa momenti critici — ma un contesto in cui le difficoltà diventano strutturali, persistenti e invalidanti, interferendo con il benessere psicologico dei membri, in particolare dei figli. Le caratteristiche principali includono: Comunicazione inefficace o distorta (ambigua, aggressiva, manipolatoria o assente). Ruoli rigidi o invertiti (es. il figlio che assume il ruolo di adulto) Mancanza di conf...

Disturbo D'ansia...

Disturbo d’Ansia: quando la mente accelera e il corpo risponde L’ansia è una risposta naturale, profondamente radicata nella nostra biologia. Nasce come meccanismo di difesa: ci prepara ad affrontare un pericolo, attivando il sistema nervoso e rendendoci più vigili. In condizioni normali, è utile. Il problema sorge quando questa attivazione diventa costante, sproporzionata o scollegata da un reale pericolo. In questi casi, non parliamo più di semplice ansia, ma di disturbo d’ansia. Dal punto di vista scientifico, il disturbo d’ansia coinvolge un’iperattivazione di specifiche aree cerebrali, come l’amigdala (responsabile della percezione del pericolo) e una regolazione meno efficace della corteccia prefrontale (che dovrebbe “calmare” la risposta emotiva). A livello neurochimico, entrano in gioco neurotrasmettitori come serotonina, GABA e noradrenalina, che influenzano direttamente il nostro stato di attivazione e il modo in cui interpretiamo la realtà. Questo significa una cosa importan...