Quando l'ansia rende difficile vivere il presente Viviamo in un'epoca caratterizzata da ritmi frenetici, continui cambiamenti e richieste sempre più elevate. In questo contesto, provare ansia è una risposta naturale. Il problema nasce quando questa emozione diventa così intensa e frequente da influenzare la qualità della vita. L'ansia non è soltanto "sentirsi agitati". Può manifestarsi con preoccupazioni costanti, difficoltà a rilassarsi, pensieri che sembrano non fermarsi mai, insonnia, irritabilità e sintomi fisici come tachicardia, tensione muscolare, respiro corto o senso di oppressione. Molte persone raccontano di avere la sensazione di vivere sempre "un passo avanti", con la mente proiettata verso ciò che potrebbe andare storto. In questo modo diventa difficile godersi il presente, apprezzare i piccoli momenti della quotidianità o dedicarsi con serenità alle relazioni, al lavoro e alla famiglia. L'ansia tende infatti a farci concentrare sui pe...
Quando il terapeuta resta in silenzio: il lutto invisibile dello psicologo Chi entra nello studio di uno psicologo porta con sé emozioni, paure, speranze e frammenti della propria storia. Seduta dopo seduta, si costruisce una relazione unica: professionale, certo, ma profondamente umana. Per questo motivo, quando un paziente muore, non si interrompe semplicemente un percorso terapeutico. Si spegne una voce, si chiude una storia, si perde una presenza che, nel tempo, aveva trovato uno spazio significativo anche nella vita del professionista. Del lutto dei familiari si parla molto, ed è giusto che sia così. Del lutto dello psicologo, invece, si parla ancora troppo poco. Eppure, chi svolge questa professione conosce bene quella sensazione particolare che segue la notizia della morte di un paziente: il silenzio che riempie lo studio, la poltrona che rimarrà vuota, l'orario in agenda che improvvisamente non avrà più un volto. Lo psicologo non vive quel dolore come un familiare o ...