Passa ai contenuti principali

La perdita dello Psicologo

Il lutto dello psicologo: quando anche chi accompagna attraversa la perdita



Nel lavoro clinico esistono esperienze che non trovano facilmente spazio nei manuali, ma che fanno profondamente parte della professione. Una di queste è il lutto dello psicologo.

Quando un paziente muore, soprattutto dopo un lungo percorso terapeutico o durante un accompagnamento nel fine vita, lo psicologo non perde semplicemente una persona che seguiva professionalmente. Si interrompe una relazione terapeutica costruita nel tempo, fatta di fiducia, di sofferenze condivise, di silenzi, di speranze e di cambiamenti.

La relazione terapeutica non è un'amicizia né un legame familiare, ma è una relazione autentica, fondata sull'ascolto, sulla presenza e sulla responsabilità professionale. Per questo motivo la morte di un paziente può generare emozioni intense: tristezza, senso di vuoto, impotenza, commozione e, talvolta, anche interrogativi sul proprio operato.

Nella letteratura scientifica si parla sempre più spesso di professional grief, il lutto professionale vissuto dagli operatori sanitari e della salute mentale. È una forma di dolore che spesso rimane invisibile. Lo psicologo continua a lavorare, accoglie altri pazienti, mantiene il proprio ruolo, ma dentro di sé può aver bisogno di elaborare quella perdita.

Questo non significa perdere l'obiettività clinica. Al contrario, riconoscere le proprie emozioni rappresenta un elemento fondamentale della competenza professionale. Ignorare il dolore rischia di favorire il distacco emotivo, l'affaticamento compassionevole (compassion fatigue) o il burnout. Accoglierlo, invece, permette di preservare la qualità della cura e la propria salute psicologica.

Particolarmente delicato è il lavoro in psiconcologia, psicogeriatria, cure palliative e accompagnamento al fine vita. In questi contesti lo psicologo entra in contatto quotidianamente con la fragilità umana, con le domande sul senso della vita, con la paura della morte e con il dolore delle famiglie. Ogni storia lascia un segno, anche quando la professionalità consente di mantenere i necessari confini terapeutici.

Elaborare il lutto professionale significa concedersi uno spazio di riflessione attraverso la supervisione clinica, il confronto con i colleghi, la formazione continua e la cura di sé. Non è un segno di debolezza, ma una responsabilità etica verso i pazienti e verso la professione.

Uno psicologo non dimentica le persone che ha accompagnato. Non perché rimanga prigioniero del dolore, ma perché ogni incontro autentico contribuisce a costruire la propria identità professionale e umana.

Ogni paziente lascia qualcosa: una domanda, un insegnamento, una prospettiva diversa sulla vita, sul coraggio, sulla sofferenza o sulla speranza. Custodire queste esperienze con rispetto significa riconoscere il valore della relazione terapeutica, senza confondere il coinvolgimento umano con la perdita della professionalità.

Parlare del lutto dello psicologo significa, in definitiva, riconoscere che anche chi sostiene gli altri è una persona. Una persona preparata, formata e consapevole, ma capace di emozionarsi. È proprio questa umanità, integrata con la competenza clinica, a rendere possibile un accompagnamento autentico fino all'ultimo tratto del percorso di vita.

Dottoressa Veronica Turchetta 

Commenti

Post popolari in questo blog

Guida al lavoro Compagno Adulto a cura Studio Psicologico Turchetta

  Guida Completa al Lavoro dello Psicologo come Compagno Adulto a cura della Dottoressa Veronica Turchetta (Monterotondo-RM)   1. Introduzione: Cos’è il Compagno Adulto? Il  Compagno Adulto  è una figura professionale che affianca adolescenti e giovani adulti, soprattutto con fragilità psicologiche, disabilità o difficoltà relazionali, nel loro percorso di crescita e autonomia. Questo ruolo nasce dall’esigenza di offrire un supporto concreto e quotidiano, spesso in ambito domiciliare o in contesti di vita reale, per favorire lo sviluppo personale, sociale ed emotivo. Quando il Compagno Adulto è uno psicologo, il suo intervento si arricchisce di competenze cliniche e psicoterapeutiche, permettendo un accompagnamento più mirato anche alle difficoltà emotive e cognitive. 2. Contesto e Ambito di Applicazione Destinatari:  adolescenti e giovani adulti (generalmente dai 14 ai 25 anni) con difficoltà di vario tipo: disturbi del comportamento, disturbi dello spettro aut...

Famiglia Disfunzionale

La famiglia disfunzionale: dinamiche, impatti e possibilità di cambiamento La famiglia rappresenta il primo contesto relazionale in cui l’individuo costruisce la propria identità emotiva, cognitiva e sociale. Quando questo ambiente è caratterizzato da dinamiche sane, offre protezione, regolazione emotiva e sicurezza. Tuttavia, non tutte le famiglie riescono a svolgere questa funzione in modo adeguato: in questi casi si parla di famiglia disfunzionale. Che cos’è una famiglia disfunzionale Una famiglia disfunzionale non è semplicemente una famiglia “con problemi” — ogni sistema familiare attraversa momenti critici — ma un contesto in cui le difficoltà diventano strutturali, persistenti e invalidanti, interferendo con il benessere psicologico dei membri, in particolare dei figli. Le caratteristiche principali includono: Comunicazione inefficace o distorta (ambigua, aggressiva, manipolatoria o assente). Ruoli rigidi o invertiti (es. il figlio che assume il ruolo di adulto) Mancanza di conf...

Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato

  --- Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato "Piange per nulla", "Si offende facilmente", "Non riesce a stare in mezzo agli altri senza agitarsi"... Queste sono frasi che tanti genitori si trovano a dire o a pensare. Se anche tu riconosci queste caratteristiche in tuo figlio o tua figlia, sappi che non sei solo — e che essere sensibili non è un difetto. È una caratteristica preziosa, che può diventare una grande risorsa se accolta e compresa. 🌱 Cos’è la sensibilità nei bambini? La sensibilità è una predisposizione naturale a percepire intensamente ciò che accade dentro e fuori di sé: emozioni, suoni, sguardi, tensioni, parole. I bambini sensibili hanno un radar emotivo molto attivo: colgono tutto e reagiscono in modo più intenso. Non sono "esagerati", sono semplicemente più profondi. 💡 Perché è importante non dire “sei troppo sensibile” Anche se a volte lo diciamo con affetto o per “tranquill...