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Una volta si diceva ironicamente chiedere a "Dottor Google"...

 Una volta si diceva ironicamente chiedere a "Dottor Google",

Ora chiedo direttamente all'IA...









E per la serie "diagnosi spicciole", spesso si fanno fatti guai seri.

Ecco una mia breve riflessione sull'argomento.
Direi che è innegabile che l’intelligenza artificiale, come medico virtuale, offre vantaggi come l’accessibilità, la disponibilità 24/7 e la capacità di analizzare rapidamente grandi quantità di dati.

Ma direi pure che, ci sono anche svantaggi importanti, come la mancanza assoluta di empatia, la difficoltà nel gestire la complessità emotiva e la necessità di supervisione umana.
Questa risorsa dell'IA naviga proprio a margine, in un equilibrio delicato, e la collaborazione tra intelligenza artificiale e professionisti umani sembrerebbe la strada migliore, e più doverosa.
Ma qui c'è da metterci l'intelligenza umana, che spesso non va data troppo per scontata.
Perché da un lato l’intelligenza artificiale può offrire supporto immediato, ma dall’altro c’è il rischio che le persone si affidino troppo a diagnosi economiche, rapide, automatiche, magari sottovalutando l’importanza del contatto umano.
Nel contesto della psicologia poi, questa dinamica può portare a una riduzione dell’empatia ripeto, della comprensione e del supporto personalizzato che solo un professionista può garantire.
Aggiungo inoltre, c’è il rischio di un approccio troppo meccanico, che può non cogliere sfumature fondamentali del disagio psicologico.

Quindi, direi che sarebbe assolutamente importante trovare un equilibrio, sfruttando si le potenzialità dell’IA senza perdere di vista però il valore del contatto umano e della professionalità.
Doc Turchetta Veronica

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