Passa ai contenuti principali

Pedodonzia: odontoiatria del bambino- Approccio Psicologico

 APPROCCIO PSICOLOGICO


In pedodonzia la prevenzione primaria è rappresentata dall’approccio psicologico. Entrare in empatia con il piccolo paziente è il primo passo verso la ricerca della collaborazione e quindi verso il successo delle terapie. Per motivare il piccolo paziente e renderlo collaborante sono necessari tempo, esperienza e sensibilità da parte dell’operatore e dell’assistente. La comunicazione è alla base della motivazione, ma comunicazione non vuol dire solo informazione, ma interazione con il paziente con lo scopo di attivare un comportamento predisponente alle cure. Questo si ottiene anche attraverso la comunicazione non verbale (voce, sorriso, gestualità) e il metodo tell-show-do, cioè mostrare al paziente gli strumenti che verranno utilizzati e in che modo, per far acquisire una maggior confidenza con l’ambiente. Per ottenere la completa fiducia da parte del piccolo paziente, è importante anche la comunicazione con i genitori, in quanto molto spesso è l’educazione alla salute orale e alla figura del dentista che il bambino riceve che ne condizionano l’atteggiamento.

E’ utile quindi rassicurare prima i genitori con l’invio di una lettera per spiegare gli obiettivi della prima visita e se i genitori lo ritengano opportuno avere un colloquio preliminare in assenza del bambino. La prima visita dovrebbe avvenire già intorno ai 3 anni e possibilmente senza che il bambino abbia già problemi che siano fonte di dolore e quindi di trauma psicologico. 

E’ importante anche l’ambiente in cui il bambino viene accolto, che sia ricco di colori e con spazi dedicati in modo che il piccolo paziente si possa sentire a suo agio. Libri, giochi e la possibilità si disegnare faranno trascorrere il periodo di attesa in modo rilassante.

Commenti

Post popolari in questo blog

Guida al lavoro Compagno Adulto a cura Studio Psicologico Turchetta

  Guida Completa al Lavoro dello Psicologo come Compagno Adulto a cura della Dottoressa Veronica Turchetta (Monterotondo-RM)   1. Introduzione: Cos’è il Compagno Adulto? Il  Compagno Adulto  è una figura professionale che affianca adolescenti e giovani adulti, soprattutto con fragilità psicologiche, disabilità o difficoltà relazionali, nel loro percorso di crescita e autonomia. Questo ruolo nasce dall’esigenza di offrire un supporto concreto e quotidiano, spesso in ambito domiciliare o in contesti di vita reale, per favorire lo sviluppo personale, sociale ed emotivo. Quando il Compagno Adulto è uno psicologo, il suo intervento si arricchisce di competenze cliniche e psicoterapeutiche, permettendo un accompagnamento più mirato anche alle difficoltà emotive e cognitive. 2. Contesto e Ambito di Applicazione Destinatari:  adolescenti e giovani adulti (generalmente dai 14 ai 25 anni) con difficoltà di vario tipo: disturbi del comportamento, disturbi dello spettro aut...

Famiglia Disfunzionale

La famiglia disfunzionale: dinamiche, impatti e possibilità di cambiamento La famiglia rappresenta il primo contesto relazionale in cui l’individuo costruisce la propria identità emotiva, cognitiva e sociale. Quando questo ambiente è caratterizzato da dinamiche sane, offre protezione, regolazione emotiva e sicurezza. Tuttavia, non tutte le famiglie riescono a svolgere questa funzione in modo adeguato: in questi casi si parla di famiglia disfunzionale. Che cos’è una famiglia disfunzionale Una famiglia disfunzionale non è semplicemente una famiglia “con problemi” — ogni sistema familiare attraversa momenti critici — ma un contesto in cui le difficoltà diventano strutturali, persistenti e invalidanti, interferendo con il benessere psicologico dei membri, in particolare dei figli. Le caratteristiche principali includono: Comunicazione inefficace o distorta (ambigua, aggressiva, manipolatoria o assente). Ruoli rigidi o invertiti (es. il figlio che assume il ruolo di adulto) Mancanza di conf...

Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato

  --- Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato "Piange per nulla", "Si offende facilmente", "Non riesce a stare in mezzo agli altri senza agitarsi"... Queste sono frasi che tanti genitori si trovano a dire o a pensare. Se anche tu riconosci queste caratteristiche in tuo figlio o tua figlia, sappi che non sei solo — e che essere sensibili non è un difetto. È una caratteristica preziosa, che può diventare una grande risorsa se accolta e compresa. 🌱 Cos’è la sensibilità nei bambini? La sensibilità è una predisposizione naturale a percepire intensamente ciò che accade dentro e fuori di sé: emozioni, suoni, sguardi, tensioni, parole. I bambini sensibili hanno un radar emotivo molto attivo: colgono tutto e reagiscono in modo più intenso. Non sono "esagerati", sono semplicemente più profondi. 💡 Perché è importante non dire “sei troppo sensibile” Anche se a volte lo diciamo con affetto o per “tranquill...