Passa ai contenuti principali

Come gestire il male che affligge tutti: l'ansia!

 Il primo passo per combattere l’ansia è conoscerla e capirla



L’ansia è l’emozione che proviamo quando percepiamo una possibile minaccia. A differenza della paura, che è una reazione che permette di affrontare un pericolo immediato, l’ansia ha un carattere di previsione. Ci aiuta ad individuare potenziali minacce. Ci prepara ad affrontarle progettando possibili scenari e soluzioni oppure ad allontanarcene per proteggerci.

Quindi, entro un certo livello, l’ansia è utile e adattiva. Essa, infatti, ci permette di aumentare l’attenzione e ci rende più performanti. Tuttavia, in alcuni casi diventa molto intensa, persistente ed emerge anche quando non ce ne sarebbe bisogno. È qui che l’ansia diventa patologica e può configurarsi in veri e propri disturbi.

Come funziona l’ansia

Quando l’ansia diventa patologica si instaura un circolo vizioso che la alimenta continuamente.

La persona ansiosa fa fatica a tollerare l’incertezza che caratterizza la vita quotidiana. Trascorre perciò molto tempo a cercare di prevenire eventi negativi o a costruire mentalmente ipotetiche soluzioni. Tuttavia, questo rimuginio non arriva mai ad una conclusione. Anzi, continuare a pensare all’evento preoccupante porta a sovrastimarlo, alimentando il circolo vizioso. 

L’ansia può essere così forte da portare chi ne soffre a evitare gli stimoli temuti per cercare di sfuggirne. Anche questo avrà però l’effetto opposto, aumentando lo stress e rendendo gli eventi temuti sempre più minacciosi.

Infine, i sintomi stessi dell’ansia possono causare ulteriore ansia, perché si presta un’estrema attenzione ai segnali del proprio corpo e si interpretano anch’essi in maniera catastrofica.

Accettare l’ansia

Vediamo, quindi, come cercare di controllare l’ansia attraverso il rimuginio o l’evitamento finisca solo per esacerbarla. Piuttosto che cercare di controllarla ed eliminarla, risulta più efficace imparare a gestirla

Un primo passo sta nell’accettarla. Smettere di opporre resistenza all’ansia, accettandola e accogliendola. L’ansia cerca di proteggerci: è una reazione della parte più emotiva del nostro cervello, che cerca di tenerci al sicuro. Quando cerchiamo di combatterla, il nostro cervello penserà che ci sia davvero un pericolo reale. Se, invece, accettiamo le sensazioni ansiose, pian piano passerà il messaggio che si può abbassare la guardia, perché non c’è niente da temere.

Non voler provare ansia non la farà andare via. Tuttavia, se le permettiamo di essere presente, la tensione poco alla volta si ridurrà, perché non verrà più alimentata dalla resistenza e dalla paura.

pensieri ansiosi non sono altro che pensieri. Notare la loro comparsa e poi lasciarli andare è molto più efficace che non rimuginarci per ore. 

Allo stesso modo, anche i sintomi fisici dell’ansia sono normali reazioni fisiologiche e, per quanto sgradevoli, non bisogna averne paura.

Gestire l’ansia

Tutto questo è un primo passo importante ma, se l’ansia è molto intensa, può essere molto difficile da mettere in pratica. In questo caso è sempre importante cercare un aiuto professionale e rivolgersi a uno psicoterapeuta, che aiuterà la persona ansiosa a imparare a gestire l’ansia

La terapia cognitivo comportamentale (CBT) si è dimostrata molto efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia. Alcune delle tecniche che i terapeuti insegnano ai pazienti affinché imparino a gestire la loro ansia sono, ad esempio:

  • Psicoeducazione: il terapeuta fornisce al paziente informazioni sulla natura e la fisiologia dell’ansia, affinché impari a riconoscerne e capire i sintomi e le proprie reazioni ad essi.
  • Tecniche di rilassamento corporeo, come la tecnica del respiro lento o gli esercizi di rilassamento muscolare isometrico. Queste tecniche agiscono sui correlati somatici dell’emozione dell’ansia,
  • Ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali: lo scopo è modulare e modificare le interpretazioni catastrofiche. Ad esempio, può permettere di rimodulare la stima della probabilità che l’evento temuto si realizzi, la valutazione riguardante la capacità della persona di fronteggiarlo e rimediare, ecc.
  • Tecniche comportamentali: prevedono l’esposizione della persona agli stimoli temuti, in modo graduale e progressivo. Se svolte in modo corretto, con il supporto del terapeuta, permettono di eliminare le condotte di evitamento e di potenziare invece i comportamenti adattivi funzionali.
  • Prevenzione delle ricadute: permette di imparare ad affrontare l’eventuale ripresentarsi dei sintomi, applicando le tecniche di gestione dell’ansia apprese.
(fonte web)

Commenti

Post popolari in questo blog

Guida al lavoro Compagno Adulto a cura Studio Psicologico Turchetta

  Guida Completa al Lavoro dello Psicologo come Compagno Adulto a cura della Dottoressa Veronica Turchetta (Monterotondo-RM)   1. Introduzione: Cos’è il Compagno Adulto? Il  Compagno Adulto  è una figura professionale che affianca adolescenti e giovani adulti, soprattutto con fragilità psicologiche, disabilità o difficoltà relazionali, nel loro percorso di crescita e autonomia. Questo ruolo nasce dall’esigenza di offrire un supporto concreto e quotidiano, spesso in ambito domiciliare o in contesti di vita reale, per favorire lo sviluppo personale, sociale ed emotivo. Quando il Compagno Adulto è uno psicologo, il suo intervento si arricchisce di competenze cliniche e psicoterapeutiche, permettendo un accompagnamento più mirato anche alle difficoltà emotive e cognitive. 2. Contesto e Ambito di Applicazione Destinatari:  adolescenti e giovani adulti (generalmente dai 14 ai 25 anni) con difficoltà di vario tipo: disturbi del comportamento, disturbi dello spettro aut...

Famiglia Disfunzionale

La famiglia disfunzionale: dinamiche, impatti e possibilità di cambiamento La famiglia rappresenta il primo contesto relazionale in cui l’individuo costruisce la propria identità emotiva, cognitiva e sociale. Quando questo ambiente è caratterizzato da dinamiche sane, offre protezione, regolazione emotiva e sicurezza. Tuttavia, non tutte le famiglie riescono a svolgere questa funzione in modo adeguato: in questi casi si parla di famiglia disfunzionale. Che cos’è una famiglia disfunzionale Una famiglia disfunzionale non è semplicemente una famiglia “con problemi” — ogni sistema familiare attraversa momenti critici — ma un contesto in cui le difficoltà diventano strutturali, persistenti e invalidanti, interferendo con il benessere psicologico dei membri, in particolare dei figli. Le caratteristiche principali includono: Comunicazione inefficace o distorta (ambigua, aggressiva, manipolatoria o assente). Ruoli rigidi o invertiti (es. il figlio che assume il ruolo di adulto) Mancanza di conf...

Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato

  --- Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato "Piange per nulla", "Si offende facilmente", "Non riesce a stare in mezzo agli altri senza agitarsi"... Queste sono frasi che tanti genitori si trovano a dire o a pensare. Se anche tu riconosci queste caratteristiche in tuo figlio o tua figlia, sappi che non sei solo — e che essere sensibili non è un difetto. È una caratteristica preziosa, che può diventare una grande risorsa se accolta e compresa. 🌱 Cos’è la sensibilità nei bambini? La sensibilità è una predisposizione naturale a percepire intensamente ciò che accade dentro e fuori di sé: emozioni, suoni, sguardi, tensioni, parole. I bambini sensibili hanno un radar emotivo molto attivo: colgono tutto e reagiscono in modo più intenso. Non sono "esagerati", sono semplicemente più profondi. 💡 Perché è importante non dire “sei troppo sensibile” Anche se a volte lo diciamo con affetto o per “tranquill...