Passa ai contenuti principali

Approccio Olistico della Psicologia al paziente



 

Con il metodo olistico si tratta di ricercare, comprendere e curare non tanto – o piuttosto diciamo non solo la malattia – quanto le cause che hanno portato all’insorgenza della malattia per fare in modo che non abbia a ricomparire.

Possiamo quindi dire che l’approccio olistico sposta il focus dalla malattia alla persona, dal sintomo alla causa che ha portato all’apparizione di quel determinato sintomo: si tratta dunque di riequilibrare le cose anziché solamente curare permettendo così che il naturale processo si autoguarigione del corpo diventi di supporto e aiuto alla scienza medica.

La funzione di supporto e aiuto alla scienza medica non è di seconda importanza: il consulente olistico non si sostituisce affatto al medico ma piuttosto lo completa. L’approccio olistico opera infatti su tre piani differenti – il corpo, lo spirito e la mente – con un unico fine: il benessere individuale della persona.
Grazie all’apporto olistico si potrà giungere alle cause primarie dello stato di malessere al fine di rimuoverle: una volta rimosse queste, il processo di guarigione avrà luogo in modo quasi naturale giacché non dimentichiamo che nell’approccio olistico è fondamentale indurre il corpo ad auto guarire attraverso varie tecniche vanno dalla partecipazione alla creatività.
L’apporto olistico, dicevamo, non va dunque visto in sostituzione della medicina tradizionale quanto in supporto della stessa: essendo questo orientato alla guarigione delle cause vere che hanno determinato lo stato di malattia avrà una azione di prevenzione e di miglioramento dello stato di salute grazie a un naturale aumento delle difese immunitarie e della forza dell’organismo rispetto gli attacchi esterni.
L’approccio olistico si caratterizza dunque come il complemento metafisico ideale alla fisica della malattia, che è la medicina tradizionale.

Commenti

Post popolari in questo blog

Guida al lavoro Compagno Adulto a cura Studio Psicologico Turchetta

  Guida Completa al Lavoro dello Psicologo come Compagno Adulto a cura della Dottoressa Veronica Turchetta (Monterotondo-RM)   1. Introduzione: Cos’è il Compagno Adulto? Il  Compagno Adulto  è una figura professionale che affianca adolescenti e giovani adulti, soprattutto con fragilità psicologiche, disabilità o difficoltà relazionali, nel loro percorso di crescita e autonomia. Questo ruolo nasce dall’esigenza di offrire un supporto concreto e quotidiano, spesso in ambito domiciliare o in contesti di vita reale, per favorire lo sviluppo personale, sociale ed emotivo. Quando il Compagno Adulto è uno psicologo, il suo intervento si arricchisce di competenze cliniche e psicoterapeutiche, permettendo un accompagnamento più mirato anche alle difficoltà emotive e cognitive. 2. Contesto e Ambito di Applicazione Destinatari:  adolescenti e giovani adulti (generalmente dai 14 ai 25 anni) con difficoltà di vario tipo: disturbi del comportamento, disturbi dello spettro aut...

Famiglia Disfunzionale

La famiglia disfunzionale: dinamiche, impatti e possibilità di cambiamento La famiglia rappresenta il primo contesto relazionale in cui l’individuo costruisce la propria identità emotiva, cognitiva e sociale. Quando questo ambiente è caratterizzato da dinamiche sane, offre protezione, regolazione emotiva e sicurezza. Tuttavia, non tutte le famiglie riescono a svolgere questa funzione in modo adeguato: in questi casi si parla di famiglia disfunzionale. Che cos’è una famiglia disfunzionale Una famiglia disfunzionale non è semplicemente una famiglia “con problemi” — ogni sistema familiare attraversa momenti critici — ma un contesto in cui le difficoltà diventano strutturali, persistenti e invalidanti, interferendo con il benessere psicologico dei membri, in particolare dei figli. Le caratteristiche principali includono: Comunicazione inefficace o distorta (ambigua, aggressiva, manipolatoria o assente). Ruoli rigidi o invertiti (es. il figlio che assume il ruolo di adulto) Mancanza di conf...

Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato

  --- Mio figlio è troppo sensibile: come aiutarlo a gestire le emozioni senza sentirsi sbagliato "Piange per nulla", "Si offende facilmente", "Non riesce a stare in mezzo agli altri senza agitarsi"... Queste sono frasi che tanti genitori si trovano a dire o a pensare. Se anche tu riconosci queste caratteristiche in tuo figlio o tua figlia, sappi che non sei solo — e che essere sensibili non è un difetto. È una caratteristica preziosa, che può diventare una grande risorsa se accolta e compresa. 🌱 Cos’è la sensibilità nei bambini? La sensibilità è una predisposizione naturale a percepire intensamente ciò che accade dentro e fuori di sé: emozioni, suoni, sguardi, tensioni, parole. I bambini sensibili hanno un radar emotivo molto attivo: colgono tutto e reagiscono in modo più intenso. Non sono "esagerati", sono semplicemente più profondi. 💡 Perché è importante non dire “sei troppo sensibile” Anche se a volte lo diciamo con affetto o per “tranquill...