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Ansia Psicosomatica

 




Per una visione psicosomatica dell’ ansia

L’Ansia, (e l’attacco di panico in particolare), si esprime primariamente attraverso il corpo, con sintomi che spesso ci inducono sensazioni di pericolo, come se stessimo per morire.
Abbiamo disturbi cardiocircolatori, gastrointestinali, respiratori.


L’imprevedibilità, l’impossibilità di controllare ciò che ci sta accadendo e l’apparente mancanza di senso, ci gettano nello sconforto, e molto spesso, anche un umore depresso si accosta a questa atmosfera debilitante.

Siamo pervasi dall’ angoscia, da un qualcosa che non è definito e che ci può prendere in qualsiasi momento. A differenza della paura, l’angoscia non ha un oggetto: è come se ci trovassimo al buio, esposti e vulnerabili, chiusi in un circolo che sembra destinato a ripetersi.

Ma l’Ansia è una malattia fisica?

L’Ansia è sicuramente la manifestazione di un disagio che coinvolge il corpo, ma i sintomi fisici sono l’effetto di cause che vanno ricercate nella psiche.
L’ansia è quindi un fenomeno psicosomatico.
Chi ne soffre, tuttavia, rimane concentrato sul SOMATICO senza considerare la parte psicologica che ne sta all’origine.


Perchè non si pensa ai fattori psicologici che possono determinare l’ansia?

Già nella ricerca di una soluzione all’ansia, si esprime una caratteristica spesso comune in chi ne soffre: la presenza di uno stile di pensiero razionale e  pragmatico, slegato dalla sfera emotiva ed affettiva.

Le emozioni, cioè,  i vissuti che possiamo provare riguardo agli accadimenti della vita, alle relazioni, al lavoro ecc. non sono sentite ed elaborate pienamente. Soprattutto se esse sono legate al dolore o alla sofferenza, si opera un distacco per difesa: per non sentirle, si mettono sullo sfondo della coscienza, e si procede utilizzando una razionalità che senza emozione, ci fa vivere la realtà in modo rigido e senza colore.

L’incapacità a pensare e sentire  le emozioni

Recenti studi in psicoterapia, tuttavia, hanno ipotizzato che non solo vi è una difesa da ciò che per noi è conflittuale gestire, ma una vera e propria incapacità a pensare quanto viviamo emozionalmente, e quindi a contenerlo e a metabolizzarlo.

Bion, uno psicoanalista, ha fatto riferimento alla Funzione Alfa della madre, ossia alla suo funzione di contenimento delle emozioni nascenti del bambino, gli elementi Beta, che grazie alla capacità materna di ascolto, empatia e vicinanza, si trasformano in elementi Alfa, ossia il bambino impara a riconoscere ciò che sente e a dargli un nome.
Nelle storie di pazienti psicosomatici, e spesso di persone che soffrono di ansia, si ritrova una carenza in questo meccanismo di regolazione affettiva.

L’ Alessitimia

Un concetto molto utile perchè ci aiuta a definire la difficoltà nel dare un nome a ciò che si prova, è quello dell’Alessitimia, dal greco Alfa, privativo, lexis, parola, thymos, emozione: mancanza di parole per l’emozione.

Le persone che soffrono di ansia in terapia psicologica

Se non si hanno le parole per le emozioni, non sappiamo come discriminarle, nè riconoscerle, nè distinguerle. Per esempio, spesso si hanno esplosioni di pianto senza sapere perchè. Mi è capitato di ascoltare racconti di pianti che arrivano con tante lacrime, e che vanno via così come sono arrivati, come fossero dati da una rottura idraulica!

Per cosa si piange e cosa si sta esprimendo in quel momento, sono tutti aspetti che sembrano mancare all’appello. 

L’emozione sottostante il pianto rimane indefinita e pertanto, non contattata.



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