La manipolazione rappresenta una dinamica relazionale in cui una persona influenza l’altra non in modo diretto e chiaro, ma attraverso strategie implicite, spesso poco trasparenti. Non si tratta di semplice persuasione: nella manipolazione manca la parità, perché l’obiettivo non è condividere un punto di vista, bensì ottenere un vantaggio, anche a costo di sacrificare l’autenticità dell’altro. Dal punto di vista psicologico, chi manipola mette in atto meccanismi che fanno leva su emozioni profonde: senso di colpa, bisogno di approvazione, paura dell’abbandono, desiderio di sentirsi “all’altezza”. In questo modo, la persona manipolata può arrivare a dubitare delle proprie percezioni, sentendosi responsabile, inadeguata o in debito verso l’altro. Spesso, alla base della manipolazione c’è un bisogno irrisolto: il manipolatore può temere di non avere valore se non ottiene controllo, oppure può usare la manipolazione come difesa, per evitare rifiuto e vulnerabilità. Tuttavia, per chi la subisce, gli effetti possono essere molto dolorosi: perdita di autostima, difficoltà a fidarsi e sensazione di smarrimento rispetto ai propri bisogni reali. Il percorso di consapevolezza diventa allora fondamentale: riconoscere i segnali della manipolazione, imparare a distinguere tra richieste legittime e pressioni occulte, rafforzare i confini personali. Non si tratta di “colpevolizzare” chi manipola, ma di interrompere un gioco relazionale che ostacola la crescita reciproca.In definitiva, la libertà psicologica nasce dal diritto di dire “sì” o “no” senza paura, e dal potersi muovere in relazioni fondate sulla chiarezza, non sulla distorsione.
Dottoressa Veronica Turchetta
Commenti
Posta un commento